Educare al lavoro: intervista ad Alberto di Why Not

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Qual è il tuo nome e qual è il tuo ruolo all’interno della cooperativa?

Mi chiamo Alberto Ronzoni, sono il project manager dell’area servizi alle aziende della cooperativa Why Not.

Andrea con Alberto il giorno dell’intervista

Come è iniziata la tua esperienza nel mondo sociale e cosa ti ha portato a Why Not?

Io venivo da un percorso di studi diverso, ho studiato relazioni internazionali, poi ho studiato economia e ho lavorato e studiato a Milano, in organizzazioni internazionali. Due anni fa però ho capito che non era il mio percorso ideale, volevo tornare a Bergamo, volevo ritornare sul territorio riprendendo le prospettive di lavorare nella cooperazione. Ho iniziato a cercare delle realtà su Bergamo e una delle prime realtà che ho incontrato è stata proprio Why Not e mi è piaciuta per l’approccio innovativo che ha nell’approcciarsi al tema della cooperazione sociale.

Puoi parlarci un po’ della cooperativa? Quando è nata? Con quali obiettivi?

La cooperativa Why Not è nata nel 2014, l’obiettivo principale è quello di un inserimento lavorativo di persone disabili all’interno del mondo del lavoro in maniera innovativa. È iniziato con un negozio al Villaggio degli Sposi, un quartiere di Bergamo, in cui venivano inserite persone con disabilità per iniziare dei percorsi di formazione, soprattutto riguardo le soft skill, le competenze sociali e poi per pensare dei percorsi di inserimento in azienda.
Poi la cooperativa si è evoluta anche con l’evoluzione delle richieste del mercato e quindi ci si è spostati dall’attività di vendita all’attività principalmente di comunicazione, back office e servizi alle aziende.
In questi 10 anni la cooperativa si è principalmente specializzata nel data entry e in tutto il ramo IT e ICT quindi oggi offriamo principalmente servizi di comunicazione per aziende e altri enti sociali e tutto quello che può riguardare la comunicazione (reparto grafica, social media, strategie e fundraising).
Il percorso della cooperativa si è quindi adattato alla domanda del mercato e ha cercato di adottare un approccio sempre innovativo, una cooperativa che crei delle partnership con le aziende in cui poi le persone verranno inserite. La cooperativa inoltre investe molto nella formazione come strumento principale per garantire poi l’inserimento lavorativo.

Quali sono i principali servizi e attività che la cooperativa offre?

I servizi che la cooperativa offre alle persone con disabilità sono in un primo momento un percorso formativo quindi attraverso tirocini o altri dispositivi volti alla formazione. Sono tirocini specifici che vanno a integrare le competenze che richiedono le aziende.
Invece per quanto riguarda le aziende, i servizi principali che offre la cooperativa sono appunto i servizi di comunicazione quindi tutto quello che riguarda la strategia di comunicazione dell’azienda, la grafica, il fundraising e la gestione di social media. Per quanto riguarda invece l’altro grande campo che abbiamo, quello relativo all’ICT, collaboriamo con aziende nel ramo dell’open source, in ambito tecnologico e della comunicazione e offriamo servizi di back office, di supporto ai sistemi logistici e supporto ai vari uffici interni dell’azienda. Infine, offriamo anche servizi di consulenza alle aziende per quanto riguarda la sostenibilità e l’inclusione.

Quali sono i risultati tangibili del progetto ad oggi?

I risultati tangibili sono principalmente l’inserimento lavorativo delle persone che intraprendono un percorso lavorativo con la cooperativa; in seguito ad un primo percorso di formazione nella maggior parte dei casi si riesce ad avere un inserimento lavorativo in azienda oppure attraverso l’art 14 all’interno degli uffici della cooperativa che assume una persona disabile su una commessa dell’azienda. Quindi il principale output è appunto l’inserimento lavorativo.
Ovviamente ci sono degli outcome più ampi quali lo sviluppare delle competenze e l’investimento sulla formazione delle persone disabili in maniera che non rimangano relegati a mansioni con un basso livello di riconoscimento ma che possono essere impiegate anche in mansioni più sfidanti e più aderenti anche ai desideri di ciascuna persona.

Quali sono i risultati che ti aspetti nel lungo termine?

Nel lungo termine ci aspettiamo che le aziende siano sempre più accoglienti nei confronti delle persone disabili e che riescano a sviluppare un ambiente al loro interno che sia il più possibile sicuro per tutti i tipi di funzionamento e di disabilità.
Quindi quello che speriamo è che si creino sempre più partnership con le aziende per creare un sistema che sia il più possibile generativo e che quindi abbia delle esternalità positive su tutta la comunità, quindi non solo sulle persone disabili ma proprio sulla cultura e sulla società a più ampio aspetto.

Potresti descrivere le principali tappe che una persona compie all’interno della cooperativa dall’ingresso all’inserimento in una specifica attività?

Allora le tappe principali sono la prima fase in cui la persona viene conosciuta dai vari colleghi.
La seconda tappa è l’inserimento negli uffici in un percorso di formazione che può essere tirocinio o con altri dispositivi come l’articolo 14 che prevede un tipo di formazione esperienziale che tendenzialmente va a cercare di intercettare i desideri del mercato e delle aziende, quindi è una formazione specifica.
La tappa successiva, se il percorso di formazione ha successo, è quello dell’inserimento lavorativo che può essere in azienda o sempre tramite l’articolo 14. Dopodiché si ha un percorso di formazione continua, un percorso lavorativo, che può sfociare nel futuro in un inserimento in azienda oppure con il rinnovo delle convenzioni dell’articolo 14.

Come vengono personalizzati i percorsi per adattarsi alle esigenze di ogni individuo?

Diciamo che questo è un po’ l’approccio centrale per la cooperativa, nel senso che non abbiamo dei percorsi di formazione standard, un po’ perché andiamo a vedere qual è la domanda di mercato, un po’ perché cerchiamo di coniugare ogni percorso con i desideri e le competenze delle persone che arrivano in cooperativa. Quindi, il processo di formazione parte da un primo assessment delle competenze in entrata della persona, ma va anche a cercare di capire quali sono i suoi desideri e le sue prospettive. Si ha una costruzione del percorso insieme alla persona, la mansione non viene calata dall’alto dell’azienda ma viene negoziata tra l’azienda e la cooperativa, in modo tale che vada a rispondere alle esigenze, ai bisogni e ai desideri della persona stessa. Quindi anche la mansione e il lavoro che la persona andrà a compiere è sempre customizzato sulla persona stessa, sui suoi bisogni, competenze e desideri futuri.

In che modo l’inclusione digitale può rappresentare un’opportunità per l’integrazione delle persone con fragilità?

Per noi è fondamentale perché lavoriamo principalmente in settori con un livello elevato di digitalizzazione e dall’altro lato crediamo che le persone disabili abbiano molte più possibilità di entrare nel mercato del lavoro se hanno delle competenze digitali elevate. Per questo motivo la maggior parte dei percorsi di formazione che facciamo sono percorsi di digitalizzazione, cioè di miglioramento delle competenze digitali, che sono fondamentali perché il mercato oggi richiede principalmente questo tipo di mansioni e non è detto che una persona disabile non possa apprendere queste competenze, anzi a volte alcuni tipi di funzionamento facilitano l’apprendimento di competenze digitali e rendono le persone ancora più efficaci in determinato tipo di mansioni, quindi dato che cerchiamo di customizzare sempre la mansione anche a seconda dei talenti e dei punti di forza, il digitale è un punto su cui noi stiamo investendo molto per garantire un match tra la domanda e l’offerta di lavoro sul mercato anche per le persone disabili.

Ultima domanda, quali sfide incontrate nel trovare aziende e opportunità lavorative per i ragazzi che formate?

Le sfide principali sono il cercare di andare oltre la semplice offerta di servizi all’azienda, quindi fare in modo che l’azienda non pensi solo che dandoci una commessa noi offriamo un servizio, ma cercare di costruire proprio delle partnership e delle relazioni che siano generative per entrambi e questo necessita di tempo da investire per l’azienda e spesso può essere un ostacolo perché le aziende hanno sempre meno tempo da dedicare a questi temi.
Quello che cerchiamo di fare è rendere evidente alle aziende che un investimento di tempo iniziale corrisponde a benefici sempre maggiori a lungo termine.

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