Raccontaci di te e del tuo ruolo nel progetto
Mi chiamo Katty Seghezzi, ho 39 anni e lavoro nella cooperativa San Martino, dove coordino tutti i progetti dedicati alle persone autistiche.
Sono vicepresidente della cooperativa e responsabile dello spazio Tetris a Ranica, bar che ha lo scopo di diventare un punto intergenerazionale dove sviluppare anche eventi e proposte per la comunità.

Sono inoltre la coordinatrice del progetto Acrobati, che si interfaccia con altre progettualità della cooperativa, ad esempio Game Master, lo spazio Tetris, il laboratorio ergoterapico. Quindi sono un po’ il punto di connessione con tutta la rete che poi si allarga nel territorio.
Breve introduzione sulla cooperativa, da quanti anni lavori per essa?
Lavoro in cooperativa da 2018, ho iniziato a lavorare come educatrice nel laboratorio ergoterapico e poi ho ideato e sviluppato i progetti Hakuna Matata e Autismo Adulti.
Il progetto Hakuna Matata, partito nel 2020, è dedicato a minori, bambini e bambine autistici; si tratta di un progetto molto flessibile e individualizzato che si sviluppa attorno alla persona e ai bisogni specifici.
Ad esempio, in caso di difficoltà in ambito scolastico, aiutiamo gli insegnanti a capire il funzionamento del bambino.
Nel 2023 è partito il progetto Acrobati, sostenuto e finanziato da Regione Lombardia, e dedicato a persone autistiche livello 1 e 2 che diventano promotrici di azioni e di proposte nei territori. Lavoriamo con queste persone in base alle loro necessità, ad esempio aiutando persone che avevano già un buon livello di autonomia ad andare a vivere da sole e ad impostare una vita autonoma, lavorando direttamente all’interno della loro casa.
Con Game Master, abbiamo avviato proposte di momenti ludici sui territori (ad esempio i Cre Estivi a Pradalunga e Gazzaniga insieme al gruppo di Pianoterra), inserendo bambini e bambine autistiche ma anche giovani adulti che ci hanno aiutato a portare avanti le iniziative e le attività.
Con l’area dedicata alle scuole teniamo incontri legati alla spiegazione della diversità e quindi dei diversi funzionamenti che possono avere le persone attorno a noi.
Abbiamo sviluppato l’area del lavoro attraverso la creazione di questo sito che ha impegnato dei giovani adulti con capacità grafiche e informatiche, come una palestra di avviamento e di approccio al lavoro e al comportamento appropriato.
Per altri abbiamo attivato proposte di lavoro all’interno del bar Tetris, sempre per imparare a stare nel mondo del lavoro con il giusto comportamento e il giusto approccio.
In ultimo abbiamo una parte dedicata al tempo libero per giovani e per adulti, in quest’ultimo anno abbiamo avviato anche delle proposte per i bambini, delle gite, delle uscite.
È molto importante che le persone con un funzionamento autistico imparino a gestire la socialità, che per loro è più faticosa. Attraverso l’aiuto di figure educative imparano a mettersi d’accordo, a organizzare un’attività, anche a livello economico (quanti soldi portare per una determinata uscita), come trovare persone che hanno degli interessi comuni e come scambiare le informazioni sui propri interessi, ma anche imparare a scambiare dialoghi e relazioni con persone che sono completamente diverse. L’ascolto è quindi sempre una parte fondamentale nelle relazioni.
Come è nato il progetto Acrobati?
Abbiamo scritto il progetto nei mesi di aprile e maggio 2023, insieme ad altri enti, il reparto di neuropsichiatria di Gazzaniga dell’ASST BErgamo Est, la cooperativa Chimera, l’ABF, società servizi e l’ambito di Albino.
È nato per rispondere ad un’esigenza di consapevolezza su cosa significa avere un comportamento autistico, su come relazionarsi con persone neurotipiche, anche all’interno della famiglia. La relazione tra genitori e figli infatti potrebbe non sempre essere serena, soprattutto quando in campo ci sono dei funzionamenti diversi.
Abbiamo quindi colto subito la possibilità di partecipare a questo bando, pronti a sviluppare progetti più sostanziosi e soprattutto che non gravassero a livello economico sulle famiglie, e con una prospettiva di proseguimento. Quello che ci auguriamo è che Acrobati non finisca, ma che sia solo un punto d’inizio.

Rispetto alle aspettative iniziali, si è riusciti a concretizzare quanto previsto?
Sì, in tutte le aree. Nel tempo, nei mesi, si sono aggiunte persone nuove e attivate collaborazioni con nuovi soggetti.
La neuropsichiatria e le assistenti sociali dei comuni ci hanno fornito segnalazioni grazie alle quali abbiamo potuto dare un’opportunità a persone che non erano nel circuito, nelle conoscenze della cooperativa San Martino, e ad estendere il nostro raggio di azione anche fuori dalla Valle Seriana.

Come nasce l’idea di creare questo sito?
L’idea di creare questo sito nasce innanzitutto dalle capacità e dalle skills di alcuni dei ragazzi che hanno partecipato ad Acrobati, formati in ambito grafico e informatico. Abbiamo voluto sviluppare un’esperienza formativa e lavorativa, mettendo in campo le loro competenze e il loro tempo.
Il sito è stato costruito con la guida di Fabio Galessi, grafico e web designer, e delle educatrici Valeria Colombi e Chiara Manenti.
Andrea, Lougmana, Mauro e Ibrahim hanno lavorato al sito e lo stanno continuando a gestire. Questo tipo di attività dà la possibilità ai ragazzi di fare esperienze legate al mondo del lavoro.
Quali metodologie e strategie vengono utilizzate nel progetto Acrobati per rispondere alle necessità?
Adottiamo un approccio psicoeducativo: conoscendo il funzionamento autistico, gli educatori sono in grado di mettere in campo la risposta più adeguata per ogni singola circostanza.
Con le persone adulte che si trovano davanti a delle difficoltà, gli educatori aiutano ad analizzare i vari aspetti del problema in relazione al proprio vissuto, e cercare delle soluzioni pratiche per affrontarli.
Per i bambini gli educatori strutturano delle attività che devono essere ben programmate e molto chiare, sia a livello di regole e limiti, che di analisi della situazione. La chiarezza supporta il bambino nel comprendere quello che sta accadendo, quindi nello star meglio e nell’attivazione successiva di comportamenti adeguati per la vita sociale.
All’interno delle scuole accompagniamo gli insegnanti nel comprendere che tipo di lavoro didattico attivare con una persona con un funzionamento autistico, in base a un’osservazione precisa e al livello di funzionamento.
Uno strumento educativo non può essere utilizzato per tutti e non può essere uguale per tutti, deve essere personalizzato perché ogni persona funziona e apprende in modalità diversa.

Avete stretto collaborazioni con enti, associazioni o esperti per questo progetto?
Sicuramente Acrobati ci ha permesso di stringere dei rapporti e delle collaborazioni importanti con figure esperte sul nostro territorio.
Ad esempio abbiamo collaborato con ABF che, oltre a darci l’aula e i materiali per lo sviluppo del sito Acrobati, mettono in campo le loro conoscenze per lo sviluppo di alcuni laboratori dei CRE-ESTIVI, ad esempio robotica e cosmetica. I CRE che proponiamo sono molto esperienziali, quindi ci sono questi esperti che vengono a fare dei laboratori con i bambini.
Altra collaborazione con la cooperativa Chimera, che ha condiviso con noi alcune figure professionali, musicoterapista e arteterapista con i quali abbiamo sviluppato progetti insieme alle nostre figure educative.

Che ruolo possono giocare i cittadini e le famiglie per supportare questo progetto?
Per prima cosa partecipare alle iniziative, che sono aperte a tutti.
Questo permette di di vivere esperienze con persone autistiche, comprendere meglio i diversi funzionamenti e quindi automaticamente fare in modo che la società diventi più inclusiva.
Le famiglie possono sostenere il progetto Acrobati in diversi modi.
Prima di tutto la serietà verso gli impegni presi: avviata una proposta una famiglia si impegna a far vivere l’esperienza al loro figlio fino in fondo, rispettando gli appuntamenti.
Un altro modo è dare un piccolo contributo annuale acquistando l’Acrobati Card, che permette di sostenere il progetto anche oltre il termine temporale del bando.

Un messaggio per chi potrebbe beneficiare del progetto, ma non lo conosce
Il messaggio che vorrei mandare è che per avere davvero una società inclusiva, una comunità sensibilizzata, l’unico modo è partecipare e informarsi. La diversità non è data solo dalla diagnosi di autismo, di fatto è quotidiana, cioè tutte noi persone siamo differenti l’una dall’altra e per stare bene insieme abbiamo bisogno di trovare un punto di incontro.
Solo mettendoci in rete possiamo trovare il punto di incontro per riuscire a stare bene insieme o per condividere del tempo insieme, nella maniera adeguata e nel rispetto l’uno verso l’altro.


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